TRANSUMANESIMO

Articolo apparso sulla rivista
socialista MondOperaio (luglio-ottobre 2006)


TRANSUMANESIMO


di Riccardo Campa

Il termine "transumanesimo" indica
una dottrina filosofica appartenente alla famiglia delle ideologie progressiste.
Gli intellettuali transumanisti elaborano, studiano o promuovono le tecnologie
finalizzate al superamento dei limiti umani. Analizzano i trend, le dimensioni
psicologiche, le implicazioni etiche e l’impatto sociale di tali tecnologie,
ponendo in luce soprattutto gli aspetti positivi dello sviluppo scientifico, ma
senza sottovalutarne i potenziali pericoli. Con lo stesso termine si indica il
movimento intellettuale e culturale che, facendo riferimento a tale filosofia,
ritiene possibile e desiderabile l’alterazione in senso migliorativo della
condizione umana. Per "miglioramento" si intende la limitazione e,
possibilmente, l’eliminazione di processi naturali come l’invecchiamento, la
malattia e la morte, nonché l’aumento delle capacità intellettuali, fisiche
e psicologiche dell’uomo.

Il transumanesimo pone grande enfasi sul ruolo
emancipatore della scienza, della tecnica e delle libertà civili, e parte dal
presupposto che l’essere umano non è il prodotto finale dell’evoluzione, ma
un esemplare di essere senziente destinato ad evolversi ulteriormente. Due sono
le principali organizzazioni transumaniste: la World Transhumanist Association (WTA),
fondata nel 1996 e presente in cento nazioni, e l’Extropy Institute (ExI),
meno diffuso sul territorio, ma in grado di vantare una fondazione antecedente
di qualche anno.


I transumanisti sono generalmente
caratterizzati da un atteggiamento tecno-ottimista, ma insistono anche sulla
necessità di utilizzare le tecnologie in un quadro di norme etiche. I limiti
etici non sono però derivati dalla teologia. Pur non essendo pregiudizialmente
contrari alle religioni, i transumanisti basano la propria morale soprattutto
sui principi laici della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del
cittadino
e, in particolare, sull’articolo 4, secondo il quale: "La
libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri".


Nel transumanesimo si notano elementi di
continuità e di innovazione. L’uomo è da sempre in lotta con la propria
condizione. Se c’è una costante nella storia è proprio il tentativo dell’uomo
di modificare la natura a proprio vantaggio. Il transumanesimo si pone
coscientemente nel solco di questa tradizione, ma si spinge ancora più avanti.
Già altre ideologie progressiste ─ come l’illuminismo, il positivismo e
il futurismo ─ avevano promosso questo atteggiamento, ma il transumanesimo
va oltre perché riconosce all’uomo il diritto di migliorare tecnologicamente
non solo l’ambiente, ma anche se stesso. Il diritto individuale alla libertà
morfologica, ovvero di modifica del proprio corpo e della propria mente, è una
derivazione logica dell’articolo 4.


Nel "Manifesto di bioetica laica"

firmato da Flamigni, Massarenti, Mori e Petroni (Sole 24 Ore, 9 giugno 1996) si
legge: "L’evoluzione delle conoscenze teoriche e delle possibilità
tecnologiche nel campo biologico e medico ha sollevato opportunità e problemi
che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. Se infatti la rivoluzione
scientifica e tecnologica dell’era moderna ha permesso all’uomo di
modificare radicalmente la natura che lo circonda, la rivoluzione biologica e
medica dischiude la possibilità che egli intervenga sulla propria natura. Non
ci si deve meravigliare che la "seconda rivoluzione scientifica" porti
con sé attese e timori altrettanto grandi di quelli che accompagnarono la
nascita della scienza e del mondo moderno… Noi reputiamo essenziale che questa
nuova rivoluzione scientifica non debba essere accompagnata dallo stesso
atteggiamento ideologico che ostacolò la formazione della visione scientifica
nel mondo dell’età moderna". Il transumanesimo si pone in sintonia con
questo principio laico e ambisce ad essere proprio la filosofia della seconda
rivoluzione scientifica
.


La speranza nell’estinzione dell’invecchiamento
e della morte nei prossimi decenni, a prima vista, potrebbe apparire un’ingenuità.
E non si può negare che certe speranze dei transumanisti siano in effetti
utopiche o poco realistiche. Va però anche considerato il fatto che molti sogni
dell’uomo, in passato considerati irrealizzabili, come volare, navigare sotto
i mari, comunicare a distanza, uscire dal pianeta Terra, intervenire sulla
struttura della materia, creare nuove forme di vita, ed altro ancora, oggi sono
realtà. Ora, ad apparire ingenui, sono coloro che si dicevano certi dell’insensatezza
di tali progetti.


Quattro sono i settori della ricerca che,
passo dopo passo, sembrano attuare il programma transumanista: intelligenza
artificiale, robotica, ingegneria genetica e nanotecnologia. Gran parte dell’attenzione
dei media e dei partiti politici è concentrata sulle biotecnologie, per via
dello straordinario sviluppo delle stesse negli ultimi trent’anni.
Fecondazione artificiale, trapianti di organi, clonazione e Ogm sono ormai temi
presenti nelle agende politiche o nelle legislazioni di molti paesi. Altri
scenari e nuovi problemi saranno generati dagli ulteriori sviluppi della
genetica. Se verrà scoperto il meccanismo che provoca la degenerazione dei
tessuti umani e se verranno sconfitte le malattie oggi ritenute incurabili, la
durata della vita potrebbe essere prolungata illimitatamente. Se ciò avvenisse,
tutto l’assetto sociale, politico ed economico delle società umane dovrebbe
essere ridisegnato. Si pensi soltanto all’impatto che tali tecnologie
avrebbero sul sistema pensionistico, sul mercato del lavoro, sulla demografia,
sull’ambiente. E, d’altronde, in un mondo liberale e democratico, non si
può impedire ai cittadini di accedere a cure, farmaci e operazioni chirurgiche.
Chi cercasse di limitare la libertà individuale, otterrebbe soltanto la nascita
di un mercato nero controllato dalle mafie. Uno degli slogan più noti del
transumanesimo è: "Se l’evoluzione sarà dichiarata un crimine, solo i
criminali evolveranno".


Ma a rendere inadeguate e controproducenti le
politiche proibizionistiche nel campo delle biotecnologie è il fatto che esse
rappresentano soltanto una piccola porzione del fronte di progresso della
tecnoscienza. È nei laboratori di elettronica, informatica e robotica che si
stanno ponendo le basi di ciò che i transumanisti chiamano "la
Singolarità", ovvero il momento in cui gli esseri senzienti (macchine o
ibridi uomo-macchina) potranno raggiungere un livello di intelligenza
super-umana.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è
descritto piuttosto fedelmente dalla Legge di Moore, secondo la quale la
densità di transistor per circuito integrato cresce seguendo una curva
esponenziale. Negli ultimi trent’anni è raddoppiata ogni 18 mesi/due anni.
Poiché esiste una correlazione tra miglioramento dell’hardware e potenza di
calcolo delle macchine pensanti, la legge può essere considerata indicativa
della crescita di "intelligenza" di tali macchine. In realtà, quella
di Moore non è una legge, ma l’osservazione di una regolarità. Ciò
significa che in qualunque momento il trend potrebbe assumere altre direzioni.
Ray Kurzweil ritiene che il cambiamento di trend, se ci sarà, potrà essere
solo al rialzo. Egli ha infatti mostrato che la legge di Moore è il caso
speciale di un processo di più ampia portata. Se si considerano tutte le
macchine pensanti prodotte dall’uomo, dai calcolatori meccanici agli attuali
computer, si nota che il circuito integrato è soltanto l’ultimo di una serie
di paradigmi. In precedenza, i calcoli sono stati prodotti da dispositivi
meccanici, relè, valvole elettroniche e transistor. La prossima frontiera
potrebbe essere il computer atomico o biologico. Il trend, osservato su un arco
temporale di oltre un secolo, rivela che non cresce soltanto il numero di
dispositivi per unità di calcolo, ma è lo stesso tasso di crescita ad
aumentare, grazie al mutamento di paradigma. Poiché il progresso segue una
curva doppiamente esponenziale, secondo Kurzweil, nel ventunesimo secolo, avremo
ventimila anni di progresso al tasso di crescita dell’anno 2000.


Aldilà della plausibilità di questi calcoli,
resta il fatto che la complessità e la potenza dei computer sta gradualmente
raggiungendo quella del cervello umano. Ragionando in un’ottica puramente
materialistica, dobbiamo dunque aspettarci in tempi non lontani una presa di
coscienza delle macchine. Ma anche se postuliamo un’ontologia dualistica,
attribuendo la coscienza ad un ente immateriale (l’anima) assente nella
macchina, a tale livello di complessità, diventerebbe impossibile distinguere
sul piano comportamentale un uomo da un androide. Se anche la
"creatività" potrà essere simulata, le conseguenze sociali saranno
le medesime.


La miniaturizzazione dei dispositivi, l’implementazione
degli stessi in macchine dotate di capacità di movimento (robot, androidi), e
la diffusione di tali macchine in ambienti lavorativi e domestici disegnano
dunque un nuovo scenario per la specie umana. I film di fantascienza tendono, in
genere, a rappresentare il futuro in termini distopici, con le macchine che
prendono il sopravvento sull’uomo (Terminator, Matrix, ecc.). I transumanisti
si mostrano invece ottimisti. Lungi da rappresentare qualcosa di indesiderabile
o da temere, questo scenario offre infatti l’opportunità di superare alcuni
problemi fondamentali dell’uomo. Per comprenderlo, è però necessario
superare lo schema dicotomico alla base delle distopie: noi (gli umani) e loro
(le macchine). Lo scenario diventa positivo nella prospettiva del divenire
cyborg. La fusione dell’uomo con le macchine, attraverso la sostituzione pezzo
a pezzo dei corpi biologici con dispositivi elettronici più avanzati, potrebbe
permettere di allungare illimitatamente la vita e addirittura potenziare le
attività fisiche e cerebrali.


Naturalmente, direzionare la storia verso uno
scenario utopico piuttosto che distopico si configura come un problema
squisitamente politico. Sul piano politico, i transumanisti presentano punti di
convergenza e di divisione. Sono uniti per quanto riguarda alcune idee
strategiche come: 1) la difesa e l’allargamento delle libertà civili; 2) la
necessità di promuovere l’innovazione tecnologica; 3) la libertà di ricerca
scientifica; 4) la laicità degli Stati. Tuttavia, risultano divisi sul piano
dei programmi economici e di politica internazionale.


Nel transumanesimo esistono tre principali
orientamenti politici: left-wing (socialisti, liberali di sinistra, democratici
USA), right-wing (liberali di destra, anarco-capitalisti, repubblicani USA) e
up-wing (una sintesi). Rari sono i transumanisti che si pongono nell’alveo
dell’estrema destra, del comunismo, o dei partiti confessionali. I
transumanisti di sinistra ritengono che per uno sviluppo equilibrato della
società sia necessario garantire il più ampio accesso possibile alle nuove
tecnologie, senza discriminare le fasce economicamente deboli o i paesi in via
di sviluppo. Non hanno fiducia nel liberismo puro, giacché sono convinti che l’aumento
di intelligenza dei computer e dei robot non potrà che ripercuotersi
negativamente sui livelli occupazionali, senza un intervento regolatore dello
Stato. La maggior parte dei lavori, anche di concetto, sarà presto alla portata
di una macchina, quand’anche priva di coscienza o di emozioni (eventualità
che, comunque, non può nemmeno essere esclusa). Se nessuna azienda troverà
conveniente assumere un essere umano, perché sostituibile da un robot che
lavora intelligentemente senza pause per il solo costo dell’energia, si dovrà
pensare ad un assetto sociale diverso che possa anche implicare l’abolizione
del lavoro
. I cittadini potrebbero ottenere un reddito di esistenza

ed essere pagati per consumare, piuttosto che per produrre. La soluzione sarebbe
giustificata sul piano etico, perché scienza e tecnica sono prodotti
collettivi, dovendo la propria esistenza allo sforzo congiunto di molte menti,
operanti in luoghi e periodi storici diversi. Un computer atomico prodotto, per
esempio, da un’azienda giapponese, non sarebbe concepibile senza le idee di
Democrito, di Galileo, di Leibniz e di altri pensatori. Inoltre la ricerca
scientifica è spesso finanziata da denaro pubblico. Sarebbe ingiusto prelevare
denaro dalle tasche dei lavoratori, per finanziare una ricerca il cui risultato
finale è la loro marginalizzazione sociale. In breve, i transumanisti di
sinistra sostengono che il carattere collettivo della tecnoscienza giustifica
ampiamente una politica solidale. Reputano assurdo che, nonostante i progressi
della tecnica, gli uomini siano ancora costretti a lavorare lo stesso numero di
ore dei loro antenati e magari in condizioni di maggiore precarietà. In questo
individuano un difetto del sistema capitalista, che deve essere corretto.


Diversa la posizione dei transumanisti
anarco-capitalisti, i quali ritengono che un intervento dello Stato non può che
rallentare il progresso. L’accesso alle nuove tecnologie sarà garantito dal
libero mercato. Parallelamente alla legge di Moore opera infatti un’altra
legge economica, per cui al raddoppiare della potenza di calcolo della macchina,
corrisponde anche un decremento notevole del suo prezzo. Oggi telefoni cellulari
e personal computer sono alla portata di tutti, mentre appena usciti erano
status symbol. In futuro, anche gli interventi di modifica genetica o gli
impianti biocibernetici saranno beni accessibili a tutte le fasce di reddito. Il
problema della disoccupazione potrebbe non porsi perché, se è vero che le
macchine evolvono, è anche vero che agli umani si schiude la possibilità di
una analoga evoluzione. I transumani, da un lato, saranno sempre più
competitivi e, dall’altro, inventeranno nuovi lavori e nuove occupazioni,
valorizzando i propri talenti.


Solo il futuro potrà dire quale delle due
visioni è più lungimirante. Gli up-wingers, dal canto loro, ritengono che
conviene liberarsi dalle formule ideologiche preconfezionate e affrontare
pragmaticamente i problemi. Le ideologie elaborate nell’Ottocento per gestire
la rivoluzione industriale (liberalismo e socialismo sono i due casi esemplari)
debbono essere superate e rimpiazzate da un progetto politico radicalmente nuovo
e adeguato alle sfide del Ventunesimo secolo. Si debbono privatizzare o
nazionalizzare le ferrovie, l’elettricità o i servizi di miglioramento
genetico? Per chi cerca di sintetizzare e superare le idee liberali e socialiste
in nome del transumanesimo, non c’è risposta a priori a questa domanda.
Dobbiamo chiederci quale scelta massimizza, qui ed ora, il progresso tecnico. Se
ci sono imprenditori audaci e con mentalità futurista, si privatizza. Se ci
sono parassiti senza slanci che vogliono vivere di rendita, si nazionalizza. Si
lasciano, cioè, agli economisti le formule astratte a priori e si vincolano le
scelte contingenti all’ideale più alto del progresso. La storia insegna che
senza iniziativa pubblica non avremmo avuto i viaggi spaziali e senza iniziativa
privata non avremmo avuto i personal computer. Deve rimanere fermo soltanto il
principio della massima felicità, longevità e intelligenza per il massimo
numero di esseri senzienti. Un principio che tutti i transumanisti
sottoscrivono.

http://www.transumanisti.it/mondoperaio.htm">Link
Posted by mrinesi on 2006/09/08 •
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